Simula un piano di accumulo mensile con l'interesse composto e confrontalo con l'investimento dello stesso capitale in un colpo solo, al netto delle tasse italiane sulle plusvalenze.
Valore lordo stimato del tuo PAC, anno dopo anno.
| Anno | Versato | Valore lordo stimato |
|---|---|---|
| Anno 3 | 7.200 € | 8.005 € |
| Anno 6 | 14.400 € | 17.812 € |
| Anno 9 | 21.600 € | 29.826 € |
| Anno 12 | 28.800 € | 44.543 € |
| Anno 15 | 36.000 € | 62.573 € |
| Anno 18 | 43.200 € | 84.660 € |
| Anno 20 | 48.000 € | 102.081 € |
Il simulatore capitalizza mensilmente i tuoi versamenti al rendimento medio annuo che indichi, convertito nel tasso mensile equivalente, assumendo che ogni versamento venga investito a inizio mese. Alla fine del periodo, sulla plusvalenza (valore finale lordo meno capitale versato) si applica l'aliquota della categoria fiscale scelta: 26% per azioni ed ETF armonizzati (UCITS), 12,5% per titoli di Stato italiani ed equiparati (whitelist), oppure l'aliquota IRPEF marginale (23/33/43% nel 2026) per gli ETF non armonizzati, il cui provento si somma per trasparenza al reddito complessivo.
Il confronto con il PIC (investimento in un'unica soluzione) applica la stessa logica allo stesso capitale totale versato, investito però interamente il primo giorno. È una simulazione semplificata a rendimento medio costante: non replica la volatilità reale dei mercati né la tassazione puntuale di ogni singolo versamento, che in regime amministrato segue il criterio LIFO — le quote vendute per prime sono le ultime acquistate.
L'interesse composto funziona perché ogni anno non guadagni solo sul capitale versato, ma anche sui guadagni degli anni precedenti. Su orizzonti brevi la differenza tra un rendimento del 4% e uno del 7% sembra piccola; su vent'anni diventa enorme, perché l'effetto si accumula in modo esponenziale e non lineare. È il motivo per cui il tempo, più ancora dell'importo versato, è la leva più potente di un piano di accumulo.
Versare una somma fissa ogni mese significa comprare a prezzi diversi nel tempo — a volte più alti, a volte più bassi — senza dover indovinare il momento giusto per entrare sul mercato. Statisticamente, se i mercati tendono a salire nel lungo periodo, questo approccio rende in media un po' meno rispetto a investire tutto subito, ma elimina il rischio di investire l'intero capitale proprio a ridosso di un ribasso.
Investire subito l'intero capitale lo espone ai rendimenti del mercato per più tempo, il che in media produce un risultato finale più alto. Il rovescio della medaglia è la maggiore esposizione al rischio di un calo immediato dopo l'investimento — un rischio che il calcolatore non modella, perché assume un rendimento medio costante anno per anno.
A parità di guadagno, lo stesso PAC può lasciarti in tasca cifre diverse a seconda dello strumento scelto: un ETF armonizzato e un titolo di Stato con lo stesso rendimento lordo non pagano la stessa imposta sulla plusvalenza. Vale la pena guardare non solo al rendimento atteso, ma anche a come quel rendimento verrà tassato quando deciderai di vendere.
È una strategia di investimento che consiste nel versare periodicamente (di solito ogni mese) una somma fissa su uno strumento finanziario come un ETF, invece di investire tutto il capitale disponibile in un'unica soluzione.
Matematicamente, se i mercati salgono nel tempo, investire subito tutto il capitale tende a rendere di più perché resta investito più a lungo. Il PAC ha però il vantaggio di ridurre il rischio di investire un grosso capitale nel momento sbagliato, distribuendo l'ingresso nel tempo.
Dipende dal regime fiscale del tuo intermediario. In regime amministrato, il più comune per i conti italiani, la tassazione avviene al momento della vendita delle quote, applicando il criterio LIFO su ogni singolo versamento: le quote vendute per prime sono le ultime acquistate.
Sì, se derivano da strumenti che generano redditi diversi (azioni, ETF non armonizzati, titoli di Stato), le minusvalenze possono essere compensate con plusvalenze future entro 4 anni (zainetto fiscale). Le plusvalenze su ETF armonizzati, generando redditi di capitale, non sono invece compensabili con minusvalenze pregresse.
È il valore finale netto scontato per l'inflazione media indicata: rappresenta il potere d'acquisto effettivo di quella cifra ai valori di oggi, non il suo importo nominale futuro.
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