Inserisci prezzo di carico e di vendita: calcola netto reale, imposta dovuta e zainetto fiscale — con il confronto diretto tra ETF armonizzati e non armonizzati.
Il calcolo applica le aliquote sostitutive attualmente in vigore per le persone fisiche private: 26% su azioni, obbligazioni societarie, ETC, certificates ed ETF armonizzati UCITS; 12,5% su titoli di Stato italiani ed esteri in white list. Per gli ETF non armonizzati extra-UE, il provento concorre a formare il reddito complessivo e sconta l'aliquota IRPEF marginale (23% / 33% / 43% per il 2026, con la riduzione al 33% valida fino a 200.000 € di reddito complessivo) invece dell'imposta sostitutiva fissa: un caso raro per un investitore retail, dato che quasi tutti gli ETF distribuiti in Italia sono armonizzati, ma con un impatto fiscale molto diverso quando capita.
La distinzione più importante non è l'aliquota, ma la natura del reddito: gli ETF armonizzati generano redditi di capitale (Legge 77/1983, art. 10-ter), tassati sul provento lordo senza possibilità di compensazione con minusvalenze pregresse. Azioni, obbligazioni, ETC ed ETF non armonizzati generano invece redditi diversi (art. 67 TUIR), che possono compensare — e generare — lo "zainetto fiscale": le minusvalenze realizzate restano utilizzabili per 4 anni contro plusvalenze della stessa categoria.
Due investitori possono realizzare identica plusvalenza — stesso capitale investito, stesso guadagno in euro — e finire con un netto diverso soltanto perché uno ha comprato un ETF e l'altro un'azione, oppure perché uno aveva minusvalenze pregresse da compensare e l'altro no. In Italia la tassazione dei redditi finanziari non dipende (quasi mai) da quanto guadagni, ma dalla categoria giuridica in cui rientra lo strumento: redditi di capitale o redditi diversi. È una distinzione tecnica che l'intermediario applica in automatico nell'estratto conto, ma che cambia concretamente quanto resta in tasca a fine anno.
Per i titoli di Stato italiani ed esteri in white list (i paesi che garantiscono un adeguato scambio di informazioni con il fisco italiano, elencati nel DM 4 settembre 1996) vale un'aliquota ridotta al 12,5%, pensata per rendere più conveniente il finanziamento del debito pubblico rispetto agli altri strumenti finanziari, tassati al 26%.
Quando vendi in perdita uno strumento che genera redditi diversi (azioni, obbligazioni, ETC, ETF non armonizzati), la minusvalenza non sparisce: confluisce in quello che gli operatori chiamano "zainetto fiscale" e resta disponibile per compensare plusvalenze della stessa categoria realizzate entro il quarto anno successivo. In regime amministrato l'intermediario applica la compensazione automaticamente sulle operazioni che passano dal tuo conto; in regime dichiarativo la gestisci tu in dichiarazione dei redditi (quadro RT), il che permette anche di aggregare zainetti maturati presso intermediari diversi. Il meccanismo ha un limite netto: uno zainetto non utilizzato scade, e non è mai utilizzabile contro dividendi, cedole o proventi da OICR armonizzati, perché quelli sono redditi di capitale, non redditi diversi.
Quasi tutti gli ETF comprati su un broker italiano o europeo sono "armonizzati": rispettano la direttiva UCITS e sono pensati per la distribuzione retail nell'Unione Europea. Fiscalmente, però, questo status ha un rovescio della medaglia poco pubblicizzato: se il fondo va in perdita, quella minusvalenza è un reddito di capitale negativo e non genera zainetto fiscale spendibile altrove. Un ETF non armonizzato (extra-UE, raro per un investitore retail) produce invece redditi diversi: le minusvalenze si compensano, ma i guadagni non scontano l'imposta sostitutiva fissa, bensì l'aliquota IRPEF marginale del tuo scaglione di reddito — che può essere più bassa (23%) o significativamente più alta (43%) del 26% ordinario, a seconda di quanto guadagni in totale nell'anno.
I due regimi non modificano l'aliquota né l'importo dell'imposta dovuta: cambiano soltanto chi calcola e versa la tassa, e quanto lavoro amministrativo ricade su di te. Nel regime amministrato — il più comune per chi opera con un intermediario italiano — la banca fa da sostituto d'imposta: applica la ritenuta a ogni operazione e gestisce la compensazione con lo zainetto in automatico, ma solo per le minus/plus maturate presso lo stesso intermediario. Nel regime dichiarativo — tipico di chi usa broker esteri che non fungono da sostituto d'imposta in Italia — sei tu a calcolare l'imposta e a riportarla nel quadro RT della dichiarazione dei redditi, con la possibilità di aggregare posizioni aperte presso intermediari diversi.
Sì. La tassazione è "per cassa": l'imposta scatta solo quando realizzi il guadagno vendendo (o al rimborso delle quote), non sul valore che il tuo portafoglio guadagna sulla carta mentre lo tieni in portafoglio.
È l'insieme delle minusvalenze da redditi diversi non ancora compensate. Resta utilizzabile fino al quarto anno successivo a quello in cui si è formato, dopodiché si perde se non utilizzato contro plusvalenze della stessa categoria.
No. Sono redditi di capitale: una perdita su un ETF armonizzato non genera zainetto fiscale e non può essere usata contro altre plusvalenze, nemmeno su un altro ETF armonizzato.
Gli armonizzati (la quasi totalità di quelli in vendita in Italia) pagano il 26% fisso ma non compensano le perdite. I non armonizzati (rari) generano redditi diversi compensabili, ma i guadagni scontano l'aliquota IRPEF marginale del tuo scaglione invece del 26% fisso.
Non è propriamente una scelta libera: dipende dall'intermediario. I broker italiani applicano di norma il regime amministrato; molti broker esteri operanti in Italia non fanno da sostituto d'imposta, per cui ricadi nel regime dichiarativo. L'imposta dovuta è identica in entrambi i casi: cambia solo chi la calcola e la versa.
Vale per i titoli di Stato italiani e per quelli di Paesi in white list (l'elenco dei Paesi con adeguato scambio di informazioni fiscali con l'Italia, DM 4 settembre 1996). Titoli di Stato di Paesi non in white list non godono dell'aliquota agevolata.
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