Simula il montante e la tassazione finale di entrambe le strade a parità di TFR maturato — con il risparmio fiscale dei versamenti volontari deducibili.
Il TFR annuo maturato si stima come retribuzione lorda diviso 13,5 (art. 2120 c.c.). In azienda si rivaluta ogni anno all'1,5% fisso più il 75% dell'inflazione attesa, al netto dell'imposta sostitutiva del 17% sulla rivalutazione stessa; alla liquidazione, il capitale (esclusa la rivalutazione già tassata) sconta la tassazione separata: si calcola un "reddito di riferimento" (capitale diviso anni, moltiplicato per 12), si applicano le aliquote IRPEF 2026 (23/33/43%) per ottenere un'aliquota media, che si applica poi all'intero capitale.
Nel fondo pensione lo stesso TFR, insieme a eventuali contributi volontari e del datore, si accumula al rendimento di mercato al netto dell'imposta annua sui rendimenti (20%, semplificata: la quota investita in titoli di Stato sconta il 12,5%). I versamenti volontari e del datore — non il TFR conferito, escluso dal plafond — sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.300 €/anno (Legge di Bilancio 2026, in vigore per l'intero anno d'imposta 2026; limite precedente 5.164,57 €). Alla prestazione finale si applica una ritenuta a titolo d'imposta del 15%, ridotta dello 0,30% per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni.
Il TFR lasciato in azienda e il TFR conferito a un fondo pensione partono dalla stessa cifra maturata ogni anno, ma seguono due strade fiscali e finanziarie diverse fino al giorno in cui li incassi. In azienda il capitale si rivaluta con una formula fissa e garantita — 1,5% più tre quarti dell'inflazione — e alla fine sconta la tassazione separata, che nella pratica quasi sempre applica un'aliquota media vicina al 23-30%. Nel fondo pensione lo stesso capitale è esposto al rendimento dei mercati (che può essere più alto ma anche negativo in un anno storto) e alla fine paga un'imposta fissa e molto più bassa, tra il 15% e il 9% a seconda di quanti anni sei rimasto iscritto.
Il TFR conferito al fondo non si deduce (segue una disciplina fiscale autonoma), ma ogni euro versato in più di tasca tua — o dal tuo datore, se lo prevede il contratto — riduce il reddito imponibile fino a 5.300 € l'anno. Se sei nella fascia 33%, ogni 1.000 € versati ti fanno risparmiare 330 € di IRPEF nell'anno stesso, indipendentemente da come andrà poi il fondo. È un beneficio certo, che il calcolatore somma al montante finale per un confronto alla pari.
La rivalutazione del TFR in azienda non dipende dai mercati: è una formula fissa per legge, quindi non scende mai sotto l'1,5% anche se l'inflazione è a zero. Il fondo pensione invece investe realmente sui mercati finanziari: in un decennio favorevole può sovraperformare nettamente la rivalutazione TFR, ma in un anno di mercati negativi il saldo può anche scendere. Il calcolatore usa un'ipotesi di rendimento medio costante che tu stesso imposti: è una semplificazione a scopo comparativo, non una previsione.
L'aliquota d'uscita del fondo pensione scende con l'anzianità di iscrizione: al quindicesimo anno è ancora al 15%, ma perde 0,3 punti per ogni anno successivo fino a fermarsi al 9% dopo 35 anni. È un meccanismo pensato per chi aderisce presto e resta a lungo: chi si iscrive a un fondo pochi anni prima della pensione ottiene comunque un vantaggio fiscale rispetto al TFR in azienda, ma molto meno marcato di chi vi resta per decenni.
No: la scelta sul TFR maturando è binaria e vale per l'intero flusso futuro — o resta in azienda (o INPS, per le aziende sopra i 50 dipendenti) o va interamente al fondo pensione prescelto. Puoi però cambiare fondo in corsa (portabilità della posizione).
La posizione nel fondo pensione ti segue: resta tua, si può trasferire al fondo del nuovo datore di lavoro o restare dove si trova, senza perdere l'anzianità di iscrizione già maturata (che è ciò che riduce l'aliquota d'uscita nel tempo).
No. Il TFR in azienda si rivaluta con una formula fissa per legge (1,5% + 75% dell'inflazione). Il fondo pensione — a meno che tu non scelga una linea "garantita" — investe sui mercati finanziari: il rendimento può essere più alto ma anche negativo in singoli anni.
Sì, in casi previsti dalla legge (spese sanitarie gravi, fino al 75% in qualsiasi momento dopo 8 anni di iscrizione per acquisto o ristrutturazione prima casa, fino al 30% per altre esigenze), con aliquote diverse a seconda del motivo dell'anticipo.
Dipende dalla tua liquidità e dai tuoi obiettivi: il vantaggio fiscale è certo, ma il capitale resta vincolato fino alla pensione (salvo i casi di anticipo). È una scelta che va valutata insieme al resto della tua pianificazione finanziaria.
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